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I-DEA

i-dea

Il meta-archivio vivente della Basilicata.

Archivi come materia viva

I-DEA è stato un progetto pilastro di Matera capitale europea della cultura, assieme all’Open Design School. Protagonisti del progetto gli archivi, intesi non tanto come deposito di materiale da conservare, ma come materia viva: organismi viventi, da connettere attraverso la pratica artistica per far emergere la complessità della storia e della cultura della Basilicata.

I-DEA ha visto la collaborazione di una molteplicità di soggetti. In primo luogo, c’è stato il lavoro del team dell’Università della Basilicata, che ha effettuato uno studio sugli archivi esistenti nel territorio, arrivando a mapparne 249. Su quest’operazione preliminare, si è innestata la meticolosa impresa della curatrice associata Chiara Siravo e del team di ricerca I-DEA, che ha visitato gli archivi mappati per pre-selezionare i materiali per le mostre I-DEA. Il lavoro del team I-DEA ha fornito un canovaccio su cui poi sono intervenuti i cinque artisti e designers, nelle vesti di curatori di cinque mostre distinte ma intrecciate le une con le altre.

documenti in mostra
archivi coinvolti
L’archivio è sempre stata una promessa, e come ogni promessa, un simbolo d’avvenire.
Jacques Derrida, Archive Fever

Il progetto I-DEA è iniziato ben prima della restituzione pubblica del 2019, attraverso la ricerca di un gruppo di lavoro dedicato, composto da due dottorande e da due assegniste di ricerca del Dipartimento delle Culture Europee e del Mediterraneo (DiCEM) dell’Università della Basilicata, e dall’ Ispettore onorario della Soprintendenza Archivistica e Bibliografica della Puglia e della Basilicata.

Tra giugno 2017 e marzo 2018 il gruppo di ricerca ha intrapreso un progetto di mappatura senza precedenti per “conoscere lo stato dell’arte di archivi e collezioni di interesse demoetnoantropologico della Basilicata”. In totale sono stati raccolti dati su 249 archivi e collezioni, tra tutti i 131 comuni lucani. Ad essere censiti non sono stati solo gli archivi istituzionali, ma anche le collezioni private di singole famiglie lucane, in grado di raccontare attraverso uno sguardo personale e unico la complessità della storia e delle tradizioni del territorio. Gli archivi mappati contengono materiali di diverse tipologie: documenti, ma anche oggetti, fotografie, video e altro materiale multimediale. In tutto, il censimento ha riguardato i 2 Archivi di Stato, 6 Archivi Diocesani, 133 archivi pubblici non statali e 108 collezioni private.

Composizione dei 249 archivi mappati in preparazione alle mostre di I-DEA

Questa mappatura ha rappresentato le fondamenta su cui il team di ricerca di I-DEA, sotto la guida dalla curatrice associata Chiara Siravo, ha intrapreso la sua opera di progettazione arrivando a coinvolgere altri 37 archivi, oltre a quelli mappati originariamente. Con uno spirito di mediazione culturale, la squadra ha visitato gli archivi e le collezioni private della Basilicata, per toccare con mano, investigare e pre-selezionare il materiale che sarebbe poi entrato a far parte delle mostre I-DEA durante Matera 2019.

Non è stato solo l’attento lavoro preliminare sugli archivi a radicare profondamente il percorso di I-DEA nella storia della Basilicata, ma anche il luogo che ha ospitato le mostre: Cava Paradiso, nel Parco Archeologico Storico Naturale delle Chiese Rupestri.

Le cave di tufo, oltre a essere un elemento paesaggistico tipico della zona, sono a loro modo uno archivio vivente loro stesse, testimonianza dell’evoluzione del rapporto tra i materani e il loro territorio. è da queste cave che proviene la materia prima dell’arte e dell’architettura locale, come sono queste cave che hanno scandito le giornate di generazioni di lavoratori e che ancora portano sulla loro superficie i segni delle diverse tecniche di estrazione che si sono succedute nei secoli. Cava Paradiso non è l’unica cava protagonista degli eventi di Matera 2019 e la sua scelta come luogo per ospitare il progetto pilastro I-DEA è in linea con il dossier di candidatura a Capitale Europea, che ha previsto esplicitamente la valorizzazione delle cave materane come luogo di incontro tra storia e arte contemporanea.

L’intervento artistico è estrapolare archivi diversi dalla loro linea temporale e metterli in parallelo creando una sorta di multiplo, una narrativa aperta per discutere di ciò che è veramente la storia della Basilicata e di Matera.
Video-intervista a Pelin Tan & Liam Gillick, curatori della mostra I-DEA "Abitare gli archivi: Vita, movimento, raccolto"

Il filo conduttore delle mostre di I-DEA è stata la rilettura dei materiali d’archivio lucani attraverso uno sguardo di riattualizzazione del passato. Le mostre dunque non si sono limitate ad esporre oggetti e testimonianze, ma si sono interrogate sulla loro rilevanza per il presente. Nel corso del 2019, sono state cinque le mostre I-DEA a Cava Paradiso.

Le due culture: Artefatti e Archivi, una mostra a cura di Mario Cresci che ha avuto come tema centrale le due culture – scientifica e umanistica – e la loro crescente incomunicabilità. Il materiale d’archivio utilizzato ha toccato l’ultimo secolo e, attraverso fotografia, artigianato, scienza e macchine, ha esplorato l’intersezione di discipline (culture) in Basilicata.

Visione Unica — Cultures of Environmental Manipulation, curata da Studio Formafantasma, è stata un’installazione che, attraverso filmati composti da materiali d’archivio eterogenei, ha investigato il tema dell’antropizzazione del territorio e le strategie, da quelle scientifiche a quelle magiche messe in atto per manipolare l’ambiente.

Thauma: Atlante dei gesti — 5 esercizi, a cura di Virgilio Sieni, è stata una riflessione sul concetto di gesto perduto e trasformato, nata da una ricerca negli archivi lucani volta a scoprire alcune topologie del corpo. La mostra ha combinato una serie di tavole verticali e orizzontali con un ciclo di pratiche sul corpo attraverso la danza.

Il Paese di Cuccagna, mostra curata da Navine G. Khan–Dossos & James Bridle, ha raccolto oggetti e storie provenienti da tutta la Basilicata che attestano la forza vitale di leggende, narrazioni ed entità non umane, e il loro legame con le nostre vite. I materiali esposti hanno spaziato da canti del raccolto e dell’allevamento a pannelli chroma key di set cinematografici.

Abitare gli archivi: Comunità, movimenti, raccolto, a cura di Pelin Tan & Liam Gillickerge, ha posto il problema dell’abitare come tema centrale del XX secolo. Intrecciando archivi istituzionali e archivi privati, la mostra si è soffermata sui temi del quotidiano, in un racconto a più voci che va dalla riforma agraria del 1950 e dall’esodo dai Sassi fino all’odierno afflusso di migranti dal Mediterraneo.

La peculiarità delle mostre I-DEA è stata nel considerare gli archivi come punto di partenza per contrastare la banalizzazione culturale che attraversa la storia di tutti i territori e, in particolare, della Basilicata. La scoperta degli archivi, delle collezioni, dei materiali e delle loro storie è momento in cui si dischiude un significato nuovo ed originale, generativo di nuove connessioni ed interazioni tra persone, tra oggetti, tra archivi.

Questi valori programmatici di I-DEA si sono materializzati nella modalità in cui le 5 mostre sono state sviluppate. Ogni curatore o curatrice ha infatti progettato la sua mostra seguendo un “sistema di accumulazione”, ovvero aggiungendo o rimuovendo i materiali d’archivio presenti nell’esposizione precedente. Lo spazio I-DEA è inoltre rimasto sempre aperto, permettendo a chi lo ha visitato di assistere alle fasi di ricerca, selezione dei materiali e allestimento stesso delle mostre, mettendo in relazione il pubblico, i curatori, i documenti e i processi di creazione artistica. Tutto ciò ha portato a una sfumatura dei confini tra una mostra e la successiva: le fasi di transizione tra una mostra e l’altra non sono infatti da considerarsi delle interruzioni, chiuse, in vista di una re-installazione, ma parte integrante del processo evolutivo, di fusione e generazione di nuove connessioni, intrapreso dalla materia vivente degli archivi.

I-DEA non ha avuto lo scopo di dar vita a un nuovo museo o a un’esposizione permanente in cui ricollocare il materiale archivistico. Ha invece voluto rappresentare un prototipo di “meta-archivio”, un bene comune vivente e temporaneo, che ha gettato luce sugli archivi esistenti a cui il materiale esposto fa ritorno e rimane accessibile. La scalabilità futura del progetto I-DEA consiste proprio in questo non essersi limitato ad essere un prodotto museale, ma nell’aver rappresentato una metodologia di curatela e un nuovo modo di concepire le mostre sugli archivi.

Nel grafico qui sotto, è possibile esplorare le relazioni “viventi” dei materiali d’archivio utilizzati nelle 5 mostre, scoprendo per ciascuno l’archivio di provenienza e le mostre di cui ha fatto parte.

Il materiale d’archivio esposto nelle 5 mostre

Il terzo livello della mostra è un livello basato sulle pratiche, che sono rivolte ai cittadini. Il pubblico dunque potrà assistere alla mostra in una forma veramente articolata, partecipativa e si ritroverà a camminare, che per me è un gesto fondamentale, tra tutte queste installazioni pratiche.
Video-intervista a Virgilio Sieni, curatore della mostra I-DEA "Thauma Atlante del gesto"

L’attività legata al progetto I-DEA non si è esaurita con il lavoro di ricerca preliminare e con le 5 mostre. Una serie di eventi satellite e progetti collaterali hanno costellato il 2019, coinvolgendo la cittadinanza in un lavoro interdisciplinare e partecipativo sugli archivi. Quello che colpisce di più della programmazione parallela alle 5 mostre è la capacità di collegare discipline e format diversi alla tematica degli archivi, proponendo eventi unici nel loro genere. Come illustra il grafico qui sotto, a complemento delle 5 mostre principali, ci sono state mostre parallele, laboratori, spettacoli e conferenze. Si stima che i vari eventi legati ad I-DEA abbiano ricevuto oltre 6,000 accessi.

La prima mostra I-DEA, curata da Mario Cresci, è stata per esempio accompagnata dal laboratorio pubblico “Creazione di un archivio collettivo”, guidato dal curatore stesso. Durante le due giornate dell’evento i partecipanti hanno riflettuto sugli archivi e sulle tematiche dell’esibizione. Poi, attraverso una pratica archivistica collettiva, hanno dato vita a dei manifesti in cui si intersecano i materiali d’archivio esposti nella mostra di Cresci con i materiali dei propri archivi personali portati dai partecipanti del laboratorio.

Anche Thauma: l’Atlante del gesto, curata da Virgilio Sieni, ha proseguito in questo dialogo partecipato con la cittadinanza, con una programmazione ricca di laboratori e spettacoli di danza, a complemento dell’installazione con i materiali archivistici.

Attraverso I-DEA è inoltre stato attivato un progetto specifico per il coinvolgimento delle scuole superiori della Basilicata: “19 Scuole x 19 Archivi”. Ognuna delle classi partecipanti ha adottato un archivio, che è diventato il punto di partenza per riflettere, attraverso il materiale archivistico I-DEA e oggetti personali di famiglia, sulle memorie profonde della terra lucana. In tutto, il progetto ha coinvolto quasi 300 studenti tra i 14 e i 19 anni che hanno poi esibito il loro lavoro all’interno del Festival dell’Open Culture che ha chiuso la programmazione Matera 2019.

accessi a eventi I-DEA
studenti coinvolti

Tutto il materiale prodotto dal progetto I-DEA è ora in fase di pubblicazione sulla piattaforma digitale dedicata.

I testi di descrizione delle 5 mostre contenuti in questa pagina sono stati elaborati sulla base dei testi contenuti sul sito di I-DEA, per i quali si ringrazia:

Le due culture - Curatrice associata, Chiara C. Siravo

Visione Unica - Curatori Simone Farresin, Andrea Trimarchi

Thauma: Atlante dei gesti - Curatore Virgilio Sieni

Il Paese di Cuccagna - Curatori James Bridle e Navine G. Khan-Dossos

Abitare gli archivi - Curatrice Pelin Tan e curatrice associata Chiara C. Siravo

Open data corner

I dati, protagonisti della piattaforma, vengono ora rilasciati in formato aperto. Si trasformano in un bene comune digitale in grado non solo di informare, ma anche di ispirare e supportare nuove pratiche informative e progettuali a supporto della comunità lucana, italiana e internazionale.

In questa sezione è possibile accedere sia ai dati aggregati che a quelli non elaborati presentati nella pagina. Per una panoramica su tutti i dati della piattaforma, visita la sezione Open Data, oppure segui il nostro spazio GitHub.

Dataset
Aggiornamento
Elementi
Descrizione
Dimensione
raw_data_archivi_mappati.csv
10.07.2020
249
Dati dettagliati sugli archivi lucani censiti durante la ricerca preliminare svolta da Unibas.
264 kB
raw_data_materiali_archivio.csv
10.07.2020
112
Dati dettagliati sul materiale d’archivio che è stato esposto nelle 5 mostre I-DEA.
46,3 kB
viz_data_documenti.csv
30.07.2020
146
Dati aggregati per la visualizzazione sull’archivio di origine e la mostra di esposizione del materiale d’archivio selezionato per le 5 mostre I-DEA.
25,9 kB
viz_data_timeline.csv
10.07.2020
141
Dati aggregati per la visualizzazione sugli eventi che hanno accompagnato le 5 mostre I-DEA.
12,4 kB
viz_data_treemap.csv
23.11.2020
4
Dati aggregati per la visualizzazione sulla composizione degli archivi mappati dalla ricerca preliminare Unibas.
242 B
Matera open data